IL 58° FESTIVAL DI CERVO INCONTRA CANELLI

Giovedì 15 luglio il Quintetto d’archi dei Berliner Philharmoniker è in concerto al Cortile delle Cantine Bosca di Canelli per “Il Festival Internazionale di Musica da Camera di Cervo incontra Canelli”, una serata sotto il profilo della grande musica.
L’evento, che si terrà alle 21:30, è in collaborazione con Comune di Canelli, Regione Piemonte, Provincia di Asti, Comune di Cervo, Visit Canelli, con la produzione esecutiva di Nido di Ragno – Produzioni Teatrali. Si ringrazia, inoltre, Fratelli Carli.

I biglietti sono acquistabili online.

Il Quintetto d’archi dei Berliner Philharmoniker è una formazione cameristica nata da una delle più prestigiose istituzioni concertistiche al mondo e costituisce un unicum atipico per la scelta dei componenti. A differenza di altri quintetti, che prevedono la presenza di un consueto quartetto d’archi composto da due violini, una viola e un violoncello e potenziato da una viola o da un secondo violoncello, qui lo strumento in più è un contrabbasso. Ecco allora che tutte le cinque sezioni di strumenti a corda dell’orchestra sono rappresentate, e che il quintetto d’archi dei Berliner Philharmoniker diventa qualcosa di più di un tradizionale ensemble di musica da camera, assumendo una dimensione dagli orizzonti sinfonici. Sebbene esistano pochi lavori originali per il Quintetto (per lo più si tratta di arrangiamenti), è proprio in virtù della profondità raggiunta nell’esecuzione delle composizioni che i musicisti hanno scelto di mantenere questa formazione.
La stampa internazionale ha scritto di loro: «Una meraviglia assoluta, dalla prima all’ultima nota… un trionfo» (Cambridge News); «Ci si chiede come mai questa formazione si possa ascoltare solo così di rado» (Sueddeutsche Zeitung); «Una sinfonica ricchezza di suoni» (Wiesbadener Zeitung). L’ensemble riesce a fondere le sonorità calde degli archi con il virtuosismo dei singoli musicisti per un repertorio che si concentra sui classici viennesi e sui romantici, ma anche sulla musica contemporanea, arrivando fino al jazz e al tango.

Il concerto di Canelli prende avvio dal 1875 con Antonin Dvořák e il suo Quintetto per archi in mi bemolle maggiore op. 77. Sono cinque i quintetti per archi scritti da Dvořák, tra questi quello in la maggiore op. 5, con la presenza del pianoforte, e quello in programma questa sera, che vede la presenza del contrabbasso con le sue sonorità calde e profonde. Proprio per queste sue caratteristiche timbriche, il contrabbasso fu protagonista nell’Ottocento di diverse composizioni e riscosse interesse da parte di vari compositori, tra cui lo stesso Dvořák.
E sarà dunque ancora con il compositore ceco che proseguirà il programma, che include i Due Walzer per archi op. 54 e 54/II. Inizialmente pensati per un ciclo di valzer al pianoforte, il secondo di questi valzer fu trasposto in re maggiore per facilitarne l’esecuzione. L’arrangiamento per strumenti ad arco fu pubblicato però dopo la morte del compositore, insieme a una parte dedicata al contrabbasso, così che l’opera potesse essere eseguita da un’orchestra d’archi.
Maestro di quella che diventerà con Wagner l’«opera d’arte totale», Weber, protagonista del terzo brano, fu anche compositore per strumenti da camera e pianoforte. A questo ambito sono da riportare l’Andante e il Rondò ungherese per viola e archi che rispecchiano la grande attenzione del compositore per il timbro e il colore del suono.
Contrabbassista, compositore e direttore d’orchestra: Giovanni Paolo Bottesini è noto per aver magnificato il contrabbasso e per le sue composizioni dedicate, come le Variazioni di Bravura per contrabbasso e archi presentate a Canelli su “La Sonnambula”. Bottesini è anche autore del Metodo per contrabbasso pubblicato da Ricordi nel 1869, un “Paganini del contrabbasso”, a cui si devono non solo composizioni originali ma la direzione, nel 1871, della prima assoluta dell’Aida di Verdi al teatro chediviale dell’Opera del Cairo e la firma di sette opere tra cui spicca Ero e Leandro, su libretto di Arrigo Boito.
Parte della vasta produzione di Dvořák che lo porterà al successo, il Rondò in sol minore op. 94 con cui prosegue la serata venne scritto originariamente per violoncello e pianoforte e faceva parte del repertorio che il Trio Lachner-Wihan-Dvořák portò in tournée nel 1892. Qui presentato nella versione per violoncello e archi, il Rondò racconta dell’ascesa del compositore che, compiuti cinquant’anni e ricevuta la laurea honoris causa dall’università di Cambridge, fu chiamato alla direzione del Conservatorio di New York. Dal 3 gennaio al 6 marzo 1892 Dvoràk fece dunque una tournée d’addio in Boemia prima della partenza per l’America. Collaboravano il violinista Ferdinand Lachner e il violoncellista Hans Wihan e siccome il violoncellista non poteva esser trattato diversamente dal violinista, il giorno di Natale del 1891 Dvořák cominciò a scrivere il Rondò op. 94 per violoncello e pianoforte, che completò nel giorno di Santo Stefano. Nel 1893 Dvořák trascrisse il Rondò per violoncello e orchestra e nel 1896 lo pubblicò con dedica a Hans Wihan.
Il viaggio del Quintetto d’archi dei Berliner Philharmoniker si conclude con il tardo Ottocento, con Pablo de Sarasate. Autore di musica virtuosistica per il violino (di cui fa parte la travolgente danza spagnola Navarra), Sarasate fu di questo strumento un talentuoso esecutore, ricco di comunicativa e di brillante spirito improvvisativo.